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Recupero e valorizzazione

Recupero e valorizzazione dell'antica cappella campestre di S.Stefano a Perno di Monforte d'Alba

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MONFORTE D’ALBA
L’antica cappella di S. Stefano della frazione Perno ed il suo sito alberato.

La chiesa campestre di S. Stefano martire fino al primo Cinquecento è stata l’antica parrocchiale di Perno, ora frazione ma sino al 1929 Comune autonomo. Tuttavia gli scavi archeologici attuati dall’Associazione “Italia Nostra” con la direzione della competente Soprintendenza statale fra il 1980 ed il 1982, hanno documentato una fruizione sepolcrale di questo sito già in un’epoca antecedente a questa sede di culto (prima priorato dell’abbazia di Fruttuaria a S. Benigno Canavese nell’XI secolo), strutturalmente verificabile dal secolo XII. In particolare, l’abside semicircolare in pietra locale e non, nonché tratti dei muri laterali, sono da riferire all’età romanica. Invece le altre componenti strutturali, comprese la facciata e la volta interna, sono state realizzate verso il 1757 ridimensionando la sede di culto, che ha svolto le funzioni parrocchiali prima della subentrata chiesa dei Ss. Pietro e Paolo nel borgo.
A partire dagli anni ’70 del Novecento (nell’ambito di varie opere per il consolidamento e restauro promosse dalla Sezione albese “Italia Nostra” in accordo con la proprietaria Parrocchia monfortese, nonché con le autorizzazioni del Comune e delle Soprintendenze statali, 1976-1983, 2007-2009), è rinata una notevole attenzione culturale per la cappella di S. Stefano, un tempo considerata unicamente come sacro edificio di pertinenza cimiteriale. Tali lavori hanno avuto contributi dalla Provincia di Cuneo, dal Comune di Monforte d’Alba e da privati sensibili.
Nell’interno sono ancor visibili pitture murali, riscoperte nel 1980 e restaurate nel 2008-2009 a cura di “Italia Nostra”, con la direzione della competente Soprintendenza statale. Il più antico frammento, ormai molto ridotto, è ubicato nel settore destro della muratura semicircolare. Vi risulta rappresentata a fresco, soltanto più parzialmente, una figura di Santo eretta (purtroppo divenuta acefala), con ai piedi un angioletto. Potrebbe trattarsi di San Matteo Apostolo, ma l’abbigliamento della figura fa propendere con maggior convinzione a Sant’Ambrogio Vescovo. D’ignoto autore, si può far risalire all’ultimo quarto del XIV secolo o ai primi decenni del secolo successivo. Probabilmente va inquadrato in un ampio settore absidale dove forse erano raffigurati eretti i quattro Evangelisti o vari Santi di devozione locale (fra cui sicuramente il titolare della sede di culto).
Sulla parte a sinistra della muratura absidale vi è invece il frammento pittorico più ampio (c.a cm 85 x 110). Vi è rappresentata a fresco la Lapidazione di Santo Stefano. Il martire è raffigurato in preghiera e benedetto dalla mano divina. Inoltre, due parziali figure di carnefici stanno per lanciare grandi sassi. Purtroppo nel dipinto non compaiono scritte, per cui né la datazione e neppure l’identità dell’autore sono precisabili. In un ambito tardo-gotico quattrocentesco, questo affresco può essere inserito nel filone piuttosto popolaresco dell’illustrazione ad episodi delle vite dei Santi Martiri, generalmente eseguite nella seconda metà del secolo. Nell’angolo in basso a destra di questa raffigurazione è riemerso un tratto del preesistente strato pittorico.
Per la scena della Lapidazione di Santo Stefano, in questa cappella un riferimento è proponibile ai cicli di matrice monregalese ancor parzialmente conservati nella chiesa di S. Stefano a Morozzo (attribuito a Sirio di Sale Langhe, 1455) e nella chiesa di S. Nicolao a Belvedere Langhe. Così come non vanno disgiunti i residui affreschi figurati, della medesima epoca, ancor conservati a Monforte d’Alba (chiesa della frazione Castelletto, cappella della Madonna delle Sette Vie, cappella nel Ricovero per anziani) e a Sinio (residenza castellana). Un piccolo frammento è posizionato in alto, pressoché al centro della calotta absidale. Altri sono riscontrabili nella parete semicircolare in pietra a vista. Ormai vi si intravedono soltanto tracce di decorazione. La volta della navata della cappella è quasi interamente distinta da una semplice pittura murale: cielo stellato, suddiviso in settori, intercalato da approssimativi motivi in finto marmo e decori modulari, in corrispondenza delle lesene. Si tratta di un intervento di un decoratore locale, probabilmente eseguito nell’ultimo quarto dell’Ottocento o nei primi decenni del secolo scorso.
Il recupero dell’antica cappella e la riqualificazione del suo sito di sommità (attuato dal 1976 da “Italia Nostra”, anche con la rimozione della preesistente vegetazione infestante e con la messa a dimora di alberi confacenti) hanno avuto pure risultanze concrete nell’ambito turistico. Sono divenuti effettivi punti di riferimento paesaggistico (altitudine metri 394 s. l. m.) nel territorio monfortese, dal 2014 incluso nell’estesa zona di Langhe-Roero e Monferrato riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Nel 2010 presso l’antica cappella campestre è stata realizzata, a cura dell’Unione di Comuni “Colline di Langa e del Barolo”, un’attrezzata area di sosta turistica nell’ambito dei percorsi sentieristici gestiti dall’Ente intercomunale. La stessa installazione nel sito in questione dal 2015 è inclusa anche nell’itinerario podistico e ciclistico “Bar to Bar” (da Barbaresco a Barolo). Sempre la Sezione albese di “Italia Nostra”, con il consenso della Parrocchia monfortese, annualmente svolge opere di ripulitura dell’area alberata in cui è ubicata la cappella e di accurato riassetto della vegetazione tutt’intorno, onde consentire una piacevole fruizione e migliori visuali paesistiche per chi vi accede.